Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell’Individuo e della Comunità (ASPIC).

…vivere e mettersi in gioco in prima persona…

L’ASPIC, fondata a Roma nel 1988 da Edoardo Giusti e Claudia Montanari è una organizzazione nata con l’intento di promuovere il sapere psicologico oltre i confini del mondo accademico.

Quasi 30 anni orsono i fondatori posero la «prima pietra» credendo che «vivere e mettersi in gioco in prima persona» fossero i giusti presupposti per costruire una istituzione culturale libera, aperta e vera alternativa alla formazione universitaria. Un’intuizione geniale e azzeccata. Restando fedele ad una concezione aperta e libera della psicologia, della psicoterapia e del counseling, l’ASPIC ha costruito e sviluppato una delle Scuole più affermate e diffuse.

Non è stato facile. L’Italia è terra fertile di idee, ricca di creatività. Ma, per chi vuole sperimentare, inserirsi nelle professioni, rendersi visibile, diventa un paese nel quale si alzano steccati e barriere corporative. Un paese in cui i pregiudizi diventano veri e propri muri di gomma.
L’ASPIC ha smentito e sbaragliato ogni difficoltà. Ha scelto la formazione per tutti, l’integrazione dei punti di vista e ha imposto come «requisito d’accesso» il desiderio di conoscere, la voglia di confrontarsi e la disponibilità all’ascolto senza pregiudizi.
La formula è stata vincente.
Nonostante l’indifferenza e la decisa avversione iniziale della tradizione ortodossa, l’ASPIC ha formato psicoterapeuti e counselor e fornito nuovi strumenti di riflessione ad educatori, insegnanti e medici e professionisti. Il successo è sotto gli occhi di tutti: esso ha le sue radici in tutti quei modi di pensare e fare cultura che centrano la loro attenzione sull’individuo in quanto essere cosciente.
Parole e frasi non proprio semplici quelle in cui viene posta l’attenzione sull’esistenza e la coscienza di essere individui, ma che per tutti i soci dell’ASPIC hanno un profondo significato e fanno da linfa vitale per tutte le attività dell’associazione.
«Cosa c’è di più vero e importante di ciò che la persona stessa prova nel suo animo?» si sono chiesti e si chiedono psicoterapeuti, psicologi, counselor e operatori ASPIC. La risposta è scontata: «nulla». Assolutamente nulla può sostituire la priorità delle emozioni e dei sentimenti che prova chi si rivolge ad un professionista della relazione d’aiuto.
Nessun approccio o strategia o metodo, può prevaricare o rendere secondarie emozioni, sentimenti e coscienza del proprio essere.
Per questo l’ASPIC ha, da sempre, studiato e sperimentato l’integrazione, la flessibilità, la relatività di ogni tecnica comunicativa nell’ambito della relazione d’aiuto.
L’obiettivo è quello di adattare all’individuo, l’azione e l’opera del counselor. La trasformazione col passato è decisiva.
Ora il professionista deve, necessariamente, mettere in gioco se stesso e non più soltanto le tecniche acquisite. Deve oltrepassare il limite del tradizionale confine tra colui che richiede l’aiuto e colui che lo offre.
In questo nuovo rapporto, che è alla base della psicologia umanistica, il paziente diventa «cliente», «utente» e sperimenta, allenandosi con l’agevolatore, emozioni e nuove strategie comportamentali. L’utente e il cliente non sono più uomini e donne sdraiati sul lettino dello «strizzacervelli» come vuole l’immaginario collettivo”. Ma assumono il ruolo che spetta ad ogni essere umano: quello di avere cura di se stesso, prevenire la malattia, reagire contro i mali dell’anima, trovare uno spazio attivo e vitale nella comunità alla quale si decide di appartenere.
L’ASPIC ha fatto e continua a fare una proposta dirompente e controcorrente. Vivere, sentire ed affrontare la vita in prima persona. Senza mediazioni, senza virtualità, ma avvicinandosi il più possibile a se stessi e agli altri, per mezzo dello scambio continuo e aperto. Per mezzo della tolleranza, l’accoglienza della diversità e la disponibilità a mettere in comune il patrimonio acquisito. Una scelta che torna a valorizzare alcuni grandi temi del pensiero fenomenologico ed esistenzialista.
Strategie e tendenze ispirate da filosofi come Edmund Husserl e Martin Heidegger. Sono loro che scuotono vigorosamente un mondo occidentale, ormai, adagiato sulle certezze della «scienza positiva» che crea verità inconfutabili. Per Husserl e Heidegger non esiste certezza fuori della coscienza dell’individuo… Ciò che continua a creare fertili idee nel campo della psicologia è la straordinaria spinta ad occuparsi dell’individuo in quanto essere cosciente. Di questa «spinta» l’ASPIC ne ha fatto un vero e proprio tratto pertinente coniugando scelte organizzative che puntano alla massima apertura di pensiero.

Tratto dalla rivista dell’ASPIC “Integrazione”